LE DIFFERENZE FRA IL TRAINING DI HERDING E DI OBEDIENCE
di Tenley Dexter, Makin 8 workingaussies kennel, da una discussione di yhaoo aussie herders list
Un membro del forum mi ha contattato privatamente scrivendo che il mio metodo descritto per ottenere un cane obbediente è molto simile al metodo utilizzato nel top training dei cani competitivi in obbedience, ma io voglio un cane che pensa e loro vogliono un cane che dimostra piena obbedienza e cieca dipendenza dall’ handler.
Questa persona, che chiamerò Al, in alias, ha detto di avere un cane titolato in obedience e che ama di compiacere, un cane pensante ma presto il training per l’obedience ha montato il lui sempre più l’idea di “ pensare per se stesso “. Al non può tenerlo in qualsiasi posto senza guinzaglio, perché se attratto da qualcosa, il cane non vuole stare con lui. Ad Al fu detto che il suo non desiderare di voler dialogare con il cane, quando era giovane e voleva fare di testa sua, senza ragionare con lui e convincerlo, ha tirato fuori in lui lo spirito di indipendenza in modo che in breve tempo lui iniziasse a pensare per se stesso.
Ora come si può assimilare questo metodo di insegnamento ad un cucciolo ad essere un buon cittadino in presenza di tali differenze di risultati ?
OK, io cercherò di approfondire questo, ma scusatemi fin d’ora se questi pensieri potranno sembrare un po’ approssimativi.
Prima di tutto il training formale di obedience e quello per l’herding sono alle due estremità dello spettro dei comportamenti possibili di un cane.
L’herding si basa su istinti ereditari mentre l’obedience no. Ho spesso sentito persone commentare che troppo training di obedience può rovinare un cane da herding. I miei cani sono molto obbedienti, ma sono anche working dog molto buoni. Qualcosa di questo avrà a che fare con la genetica, ma qualcosa con il fatto che la mia obbedienza non è formale come il modello di training per i cani da competizione in obedience.
Nel training di obbedienza formale si modellano comportamenti ripetitivi. Cioè si crea il comportamento che vogliamo in modo che l’handler diventi il punto focale di riferimento per il cane. In herding io non creo niente, spero che tutte le informazioni necessarie siano già nella mente del cane e raramente aggiungo qualcosa. Linc una volta lo ha descritto come un pezzo di marmo da cui lo scultore lima le parti indesiderate in modo che il marmo piano piano assomiglia sempre più al pezzo finito d’arte. Questo è ciò che si fa con un working dog.
Le uniche volte che un trainer può aggiungere qualcosa è quando un cane non ha abbastanza materiale “da lavoro” nel suo DNA e così si creano quei comportamenti meccanici per sopperire alla mancanza genetica.
Così anche se l’ obedience ed il working training sembrano iniziare con la stessa idea di obbedienza, quando poi parte il reale lavoro di training, per ambedue le discipline, ci si inoltra in percorsi completamente diversi che non hanno molto in comune.
Ora torniamo alle affermazioni che troppa formale obbedienza rovinerebbe i cani da herding.
Io alleno e vedo durante i clinics un sacco di persone con i loro cani ad un livello molto alto e competitivo di obedience che vogliono provare l’herding. Una cosa che ho osservato con questi cani è che alcuni sono intensamente concentrati sui loro handler e sembrano avere difficoltà a concentrarsi sullo stock. L’handler ha creato questo attraverso il training e ciò non accadrebbe naturalmente se non ci fosse stato tutto quella quantità di obbedienza formale. Con questo vorrei dire che modellare così un cane “con gli occhi sull’handler” può andare a discapito del lavoro col bestiame. Non sto dicendo che non è superabile ciò, sarà più facile con cani con più materiale da lavoro nel loro dna , più difficile con quelli meno dotati di istinto genetico. In altri cani di alto livello di obedience invece ho visto che hanno un comando per far si che si focalizzino sull’handler e questi sembrano avere meno difficoltà a concentrarsi sullo stock, poiché il focalizzarsi sull’handler è il risultato di un comando preciso.
In secondo luogo concorrono circostanze ambientali.
I miei cuccioli lavorano lo stock da subito, fin dalla 5° settimana sono liberi di giocare con le anatre almeno una volta alla settimana, iniziando a sviluppare i vari tratti genetici. Intorno ai 3 mesi, quando sono abbastanza grandi da poter recare pericolo alle anatre con i loro giochi, finisce la loro prima fase.
Poi a seconda della loro maturità deciderò se metterli o no su pecore facili e docili. In questa fase non farò niente ma mi limiterò a permettere che le portino a me, durante sessioni molto brevi. Potrò al limite iniziare a sdraiare il cucciolo mentre apro e chiudo i cancelli per entrare ed uscire, magari con il mio piede sul suo guinzaglio, per impedire che inizi da solo se ne avesse voglia. A questo modo starò già insegnando al cane che il lavoro sarà svolto alle mie condizioni.
E’ importante ricordare che bastano tre volte perché un comportamento diventi una abitudine, allora è meglio prevenire, benché tutto si possa risolvere anche se con un duro e paziente lavoro. Io in genere non parlo molto ai cuccioli, eseguo silenziose correzioni quando necessario, mentre non lesino lodi verbali per un lavoro ben fatto.
Quindi già in giovane età il cane impara a concentrarsi sullo stock e non su di me. Io sono li per intervenire se le cose sfuggono di mano, correggendo e lasciando in modo che il cucciolo torni a concertarsi sul bestiame. A differenza dell’obbedienza formale, io non sono l’obiettivo principale del cane. Riguardo a ciò che dissero ad Al di non aver voluto dialogare con il suo giovane cane e convincerlo per impedire che il suo spirito venisse fuori : Wow !! Io non discuto e non convinco i miei cani e loro devono avere abbondanza di spirito per il loro lavoro. Vi è differenza tra un cane convinto e persuaso, perché è confuso, ed uno che sa cosa vuoi ma non vuole semplicemente obbedire.
Il cane confuso ancora può dimostrare cosa voglio da lui. Il cane disobbediente, sa cosa vuoi ma ha preso la deliberata e conscia decisione di non obbedire e va corretto.
I cani riconoscono il bianco ed il nero, le zone grigie lo confondono. Io imposto i parametri per i miei cani in tipologie cristalline e chiare di bianco e nero: SI, OK, NO, mai un ok al limite.
Anche la coerenza è molto importante ed è una cosa che spesso riscontro mancante in tante persone che provano ad addestrare i loro cani. Un momento in cui il cane viene corretto per un determinato comportamento ed il momento dopo a cui viene consentita la medesima azione, lo porterà in quella zona grigia di confusione.
Al parlava anche che non può lasciare il suo cane libero senza guinzaglio. Come si può considerare obbediente un cane che non viene o non risponde quando è chiamato ?
Io posso portare i miei cani in passeggiata liberi ed è normale che possano venire attratti dal volo di un uccello o vogliano rincorrere uno scoiattolo, ma quando chiamo loro devono lasciare e tornare da me. Cioè, sono geneticamente formati per la conduzione e non mi sorprende se loro sono attratti da un altro animale, ma loro sanno anche che quando chiamo è meglio rispettarmi e tornare altrimenti ci saranno per loro delle conseguenze.
Detto questo, il tuo è un “ cane obbediente “ od un “ cane da obedience “ ?
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