The
AKC and the Gene Pool / L’AKC e il pool genetico
First published in Dog World, September 2004
by D. Caroline Coile, Ph.D. (translate
with the permission of the author)
Il 17 settembre 1884, una dozzina di uomini si sono incontrati a
Philadelphia (USA) per formare quello che poi sarebbe diventato
L’American Kennel Club. Nel 1887 l’AKC comincia a registrare i
primi cani e a creare un libro genealogico. Nel 1908 dichiara
tra i propri propositi quello di “fare quanto possibile per
portare avanti lo studio, l’allevamento, l’esposizione, e il
mantenimento della purezza dei cani di razza”. Nel 1935 viene
registrato il loro milionesimo cane. Ora, milioni di cani AKC
registrati dopo, alcuni allevatori e genetisti si stanno
domandando se l’originario proposito di mantenere la purezza
delle razze sia in disaccordo con il mantenerle in salute.
L’AKC ha cambiato i propri criteri di registrazione negli anni. Inizialmente, ogni cane che anche solo apparisse nel tipo come un cane di una certa razza, poteva essere registrato come cane appartenente a quella razza. Più tardi, l’AKC ha formulato e ristretto i criteri secondo cui un cane poteva venire accettato come cane di una certa razza. In generale, solo cani da genitori registrati AKC o già registrati presso un altro kennel club con criteri di registrazione simili, potevano essere registrati. L’AKC controllava l’integrità del libro genealogico con molta cura, assicurandosi che i cani di razza fossero veramente puri.
Ma questa politica di esclusione genetica ha i suoi effetti nascosti. Sappiamo che quando una popolazione è basata su una manciata di fondatori, qualsiasi gruppo di geni sia presene in questi fondatori, sarà sovra-rappresentato nei loro discendenti comparato alla frequenza normale dei geni nell’intera popolazione canina. Se tra questi geni è presente qualche pericoloso tratto recessivo, in una popolazione chiusa di discendenti accoppiati l’uno con l’altro, aumenterà la possibilità che il gene recessivo venga ereditato da entrambi i genitori manifestandosi. E questo è il caso della maggioranza dei cani di razza, in cui tracciando una ricerca dei predecessori, si scopre che il numero dei cani fondatori si aggira intorno alle 50 unità, alcune volte anche meno di dieci. Questi gruppi di cani si stima siano stati portatori di 4 o 5 geni problematici i quali hanno fatto si che ogni razza abbia sviluppato un proprio gruppo di problemi di salute.
Questo tipo di informazione non era disponibile un centinaio di anni fa, altrimenti alcuni allevatori avrebbero di sicuro manifestato dei dubbi riguardo al chiudere il pool genetico e ad applicare l’imbreeding come metodo di selezione. Nel 1906, Lewis Strong scrisse nell’American Kennel Gazette: “a dispetto degli effetti rinvigorenti di parecchi outcrosses, il Bloodhound resta uno dei più delicati e probabilmente il più imbreedato dei cani di origine inglese. Mi risulta difficile pensare che possa sopravvivere ad un altro mezzo secolo di imbreeding così stretto come quello degli ultimi 50 anni e penso che se gli allevatori di bloodhound non prendono con decisione in mano la situazione, ci sia il pericolo che la razza si estingua, sterminata dall’imbreeding. L’unico rimedio che mi viene in mente è che gli allevatori , oltre che dall’astenersi dall’imbridarli, ricorrano coraggiosamente all’outcross per immettere sangue nuovo”.
Quando
presentata con particolare evidenza la necessità di immettere
nuovi cani nel libro genealogico, l’AKC ha acconsentito a farlo.
Nel 1988 è stata approvata l’iscrizione di basenjis importati
direttamente dallo Zaire. A quell’epoca è stato stimato che i
basenjis registrati in AKC discendessero da una dozzina di
soggetti, e approssimativamente il 70% dei basenjis all’ora
registrati portavano un gene responsabile della Fanconi Syndrome.
I cani importati dall’africa non portavano questo problema. Con
l’approvazione del Basenti Club of America, l’AKC ha accettato
l’apertura del libro genealogico per l’inserimento dei cani
importati dallo Zaire in due spedizioni.
Come i Basenji, anche i Saluki possono essere ancora trovati
nello loro terre native. I loro proprietari Beduini possono
recitare per generazioni i loro pedigree, ma non hanno nessuna
carta per dimostrarlo. Nel 1945, l’AKC ha permesso la
registrazione dei discendenti di due Salukis allevati da Re Ibn
Saud,ma negli anni successivi nessuna altra eccezione è stata
approvata. Ad un certo punto l’interesse nell’importazione di
questi cani è diventato sempre più popolare tra gli allevatori
di Saluki interessati alla performance sportiva in quanto questa
“selezione del deserto” ha provato di riprodurre straordinari
competitori nelle gare di coursing non-AKC. Il Saluki Club of
America ha mandato una petizione in AKC perché venissero
accettati e registrati Saluki con un pedigree con almeno 3
generazioni di predecessori emesso dalla Society for the
Preservation of Desert Bred Salukis (SPDBS). Questi primi cani
al momento non sono ancora stati registrati in AKC, ma competono
con successo nei ring espositivi.
L’AKC
riconosce diversi club nazionali che possono apportare un
necessario flusso di nuovi geni per diverse razze. Oltre alla
SPSBS, l’AKC riconosce la Field Dog Stud Book (un club generale
per tutte le razze del gruppo dei “cani da sport/sport breeds”
ad eccezione del Setter Inglese), l’ International Foxhunter’s
Stud Book,
il Masters of
Foxhounds Association, il National Beagle Club of America, e il
National Greyhound Association.
Ma non tutti i club sono stati riconosciuti. Nel caso dei Border
Collies, degli Australian Shepherds, dei Cavalier King Charles
Spaniels, e dei Jack (ora Parson) Russell Terriers, i club nati
a tutela della razza già esistenti prima che l’AKC la
riconoscesse si sono in alcuni casi opposti al riconoscimento
facendo si che solo una piccola porzione dei rappresentanti
della razza venisse registrata. Per fare un esempio, quando l’AKC
ha riconosciuto i Border Collie, la maggiorparte delle persone
si è rifiutata di registrare i propri cani con l’AKC, scegliendo
di continuare a registrarli con l’American Border Collie
Association (ABCA) non riconosciuta dall’AKC. Solo il 6% dei
border collie vennero registrai anche in AKC, portando i border
collie registrati in AKC ad alto rischio di sviluppo delle
malattie genetiche in seguito all’estremo restringimento del
pool genetico. Ogni tanto l’AKC ri-apre i registri per dare agli
allevatori una seconda occasione di registrare i loro cani, ma è
un’evenienza alquanto rara. Gli allevatori che si erano opposti
al riconoscimento da parte dell’AKC guardano alla popolazione
registrata presso l’ente e lo accusano di rovinare la razza, pur
essendo a loro volta in parte responsabili della divisione della
razza.
Accettare
cani della stessa razza ma provenienti da differenti registri è
uno degli aspetti; perché non parlare allora degli accoppiamenti
tra razze diverse? All’inizio della creazione delle razze,
accoppiare cani di razze diverse era cosa comune. Per esempio,
il moderno Shih Tzu discende da 7maschi e 7femmine, una delle
quali non era uno Shih zu, ma un Pechinese. Questo accoppiamento
risale al 1952, molto tempo prima che la razza venisse
riconosciuta.
Accoppiamenti tra razze diverse dopo il riconoscimento della
razza da parte dell’AKC è raro,ma possibile. Nel 1988, in
seguito alla richiesta del club di razza del Dalmata, l’AKC ha
approvato l’introduzione del Pointer nel pool genetico del
Dalmata nell’intento di introdurre un gene che ne normalizzasse
il metabolismo. Il piano era di ri-accoppiare i discendenti di
nuovo con Dalmata per diverse generazioni, fino ad arrivare al
punto teorico in cui tutto quello che restava del Pointer è il
metabolismo normale. Peccato che a quel punto un nuovo gruppo
dirigente fosse alla guida del Dalmatian club e che lo stesso si
oppose alla registrazione dei discendenti frutto di questo
outcross. L’AKC ha quindi rifiutato il privilegio della
registrazione a questi cani, così da non aver mai permesso
l’introduzione dei geni del Pointer nel pool genetico dei
Dalmata.
Ora l’AKC richiede l’unanimità del voto da parte del club
parentale prima di approvare questo tipo di mozioni/interventi.
Nel 1980 alcuni allevatori di Griffon hanno accoppiato alcuni
loro soggetti con alcuni Cesky Fouseks nel tentativo di
allargare il pool genetico dei Griffons. Ma senza l’approvazione
a priori dal club parentale l’AKC non hanno riconosciuto i
cuccioli da loro prodotti.
La questione a questo punto ci riporta alla definizione di “cane
di razza”. Quante generazioni di accoppiamento stretto sono
necessarie prima che un cane venga considerato puro? Quante
generazioni di lavoro in questo senso sono necessarie prima che
una razza venga considerata a rischio? Quando accoppiare in
purezza mette le razze a rischio salute, i compromessi vanno
considerati. La purezza delle razze lavora verso la loro
estinzione.
CONSIDERAZIONI:
Da quando mi sono imbattuta in questo articolo mi sono posta molte domande e mi sono chiesta se il perseguire uno scopo immediato (quello della purezza delle line nel nostro caso “da show” piuttosto che “da lavoro”) non sia al fine ultimo dannoso alla selezione della razza.
Il non riconoscimento da parte dell’AKC della nostra razza in particolare ha crea non pochi problemi. A differenza dei border collie che possono attingere allo stock europeo che l’AKC riconosce, per quanto riguarda gli Aussies questo non avviene essendo l’America il paese nativo della razza ed essendo esclusi dai libri genealogici per ragioni puramente politiche i cani con sola registrazioni ASCA.
La “nostra” fortuna è che fortunatamente,volendolo, nonsiamo ancora arrivati al famoso “collo di bottiglia”.
I cani che attualmente frequentano gli show ring a livello mondiale/italiano/europeo discendono da un ristrettissimo gruppo di esemplari (provenienti da SOLI 2 allevamenti e da un gruppo ristrettissimo di esemplari) da cui si è selezionato fino ad arrivare al “tipo” che conosciamo oggi in Italia come Australian Sheperd. Quanto poco tempo ancora ci rimane prima di arrivare ad un punto di non ritorno?
L’intento nel tradurre questo articolo è che si aprano gli occhi prima che sia troppo tardi e soprattutto la voglia di dare uno stimolo ad una corretta selezione che sia PER la razza (frase ricorrente nei miei articoli e che non mi dimenticherò mai di rimarcare).
Marula Furlan
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