TIRIAMO LE SOMME
prendendo spunto dal resoconto di Federica sul clinic con Sandra Zilch
E’ passato anche il clinic con Sandra Zilch…..Bello, istruttivo ed organizzato egregiamente da Federica. Una nuova occasione per conoscere una persona competente, preparata, come la Zilch e con le idee molto chiare, riguardo alla selezione dell’australian shepherd. Un nuovo tassello di assoluta qualità portato al progetto che ormai tutti conosciamo. Ma è anche l’occasione giusta per tirare un po’ il punto su quanto, fino ad ora, siamo riusciti a capire, di cosa abbiamo in mano e quanto ci sia da fare per il futuro, beninteso per chi ha voglia di continuare ed abbia desiderio di impegnarsi. Obbiettivamente non avrei titoli per parlare di lavoro e di cinofilia in generale, dal basso della mia ignoranza in materia, ma lo spunto mi giunge dalla lettura del resoconto all’evento scritto da Federica per il suo sito e che ho avuto la fortuna di consultare in anteprima. Come non condividere la sua analisi ? Che possa sembrare ad una prima lettura troppo severa e selettiva ? Beh, direi proprio di no e comunque una rilettura attenta, analitica ed obbiettiva è d’obbligo, basandola però su alcune considerazioni generali, nonché su valutazioni riguardanti un minimo di diritto di “titolarità” da parte sua.
Federica è una ragazza capace con la sua buona dose di esperienza e risultati nell’herding, raggiunti con i suoi border. Questo però non l’ha portata a snobbare gli australian, come molti fanno, ed il suo desiderio di capire l’ha spinta ad impegnarsi in prima persona con questo clinic dedicato agli aussies, quando poteva starsene tranquilla a lavorarsi i suoi bravi border. Tant’è che dalle sue valutazioni non ha lasciato fuori gli australian da lei allevati. E’ chiaro che una competitiva come lei, con i suoi trascorsi e le sue raggiunte soddisfazioni, una ragazza che ha deciso di dedicare all’herding la sua esperienza cinofila, non si accontenti di un cane qualunque. Questo non significa demolire tutto ne tantomeno implica che alcuno si debba sentire offeso. I nostri cani sono questi e va bene provare con questi, tutto il merito a chi comunque si mette in gioco. Ognuno poi è personalmente consapevole di cosa vuole dal proprio compagno, cosa si aspetta da lui, dove vuole arrivare con lui e di conseguenza scegliere il percorso più consono in base alle proprie aspettative senza dimenticare però le capacità del proprio animale. Questo impone quindi di non nascondersi dietro a false giustificazioni, pensare di essere al top, credere di avere in mano il campione a tutti i costi e sminuire così una disciplina dura, difficile e tecnica.
Il lavoro per un cane da pastore è una cosa ben precisa ( è istinto, trainabilità, intelligenza, rispetto per il padrone, capacità di accettare correzioni talvolta severe, pressione, contatto, potere, forza, determinazione, anche auto-reazione d’iniziativa per risolvere situazioni difficili e tante altre cose…), un mix necessario a sopportare il difficile lavoro di addestramento per arrivare ad essere un partner efficiente. Non esiste una mezza misura.
Ma è anche normale che all’interno della stessa razza ( in particolare giovane come l’aussie dove la selezione ha spaziato ) ci saranno cani in grado di essere buoni working dogs, qualche buon campione, alcuni che non saranno in grado di iniziare nemmeno, altri che avranno parte di questi istinti naturali ma che inevitabilmente si fermeranno ad un certo livello o che dimostreranno qualcosa ma alla lunga insufficiente….Non c’è problema, ciò non significa di buttarli al macero o sbarazzarsi di loro, saranno certamente eccellenti in altre discipline compreso un minimo di cimento pure in conduzione, ma si tratta di essere obbiettivi e decidere di accontentarsi o meno e di cosa, avremmo in ogni caso le nostre buone soddisfazioni. Fra i tanti ci sarà auspicabilmente chi si appassionerà maggiormente al lavoro e si renderà conto di avere bisogno di qualcosa in più e probabilmente il prossimo aussie che acquisterà sarà sicuramente proveniente da linee selezionate esclusivamente per il lavoro, senza con questo doversi dimenticarsi di cosa aveva o rinnegare il proprio inizio.
Oltre a ciò non va tralasciata la necessità di una buona dose di umiltà, perché non basta il buon cane da lavoro, bisogna essere in grado di capire ed imparare la materia, nonchè essere in grado di instaurare con lui una buona relazione di partnership, dove noi dovremmo essere inevitabilmente i leader. E’ stato avvilente vedere come al clinic non ci fosse stato un cane, dico uno, veramente sotto controllo, almeno per quanto necessario nel lavoro. Una ulteriore dimostrazione di quanto ci sia da fare per chi vuole praticare questa attività.
Personalmente non voglio cadere nel tranello di esaltare a tutti i costi le doti dei miei cani e tantomeno lo farò ora, dopo aver dimostrato per l’ennesima volta, tutti i miei limiti e tutta la mia inesperienza.
L’occasione però è stata ugualmente ghiotta ed appagante perché mi sono misurato con problemi che già sapevo esistere ma sui quali voglio intervenire e per i quali devo essere umile e ricettivo ad ogni consiglio. Per il resto, come Federica, mi sono sentito sollevato ascoltando Sandra esporre le sue teorie sulla selezione. L’australian è una razza relativamente giovane, creata per il lavoro, ma da subito “tagliata” per altri molteplici scopi. Questo determina ancora più difficoltà nel reperire cani con buon potenziale nel lavoro, addirittura nelle stesse cucciolate provenienti da working – lines. Se poi si pensa, come dice lei, che in una generazione sbagliata già si diluisce abbondantemente il patrimonio attitudinale ed in due si è praticamente perso ogni istinto, si capisce come il danno sia bello che fatto !!!
Personalmente non ho dubbi su ciò che cercherò da qui in avanti ( se la salute e gli eventi della vita mi assisteranno ) e questo non comprenderà mezze misure, mancanza di chiarezza nelle mie considerazioni personali o cecità riguardo ai miei problemi, ai miei errori ed ai limiti del mio cane. Ciò non toglie che le scelte di ognuno vadano rispettate e si possa, o meglio si debba, continuare a lavorare insieme a chi abbia desiderio anche solo di divertirsi con il proprio cane, indipendentemente dalle aspettative o da più o meno probabili risultati, e maggiormente collaborare con chi senta la necessità di reintrodurre o potenziare, laddove ancora esistenti, questi caratteri attitudinali nel futuro programma allevatoriale degli australian italiani.
Mentre mi accingo a terminare questa sorta di prefazione ho letto anche il resoconto pubblicato da Marula sul suo sito che porta ulteriore chiarezza dopo questo clinic e che quoto ampiamente. Anche lei dimostra di sapere bene cosa cerca ed è obbiettiva nella sua analisi, auspicabile in coloro che vogliono “ selezionare “.
Era mia intenzione di pubblicare integralmente il resoconto di Federica, ma penso che molti lo abbiano già letto direttamente sul sito, come adesso anche quello di Marula, quindi per parità vi rimando ai due link in modo che ognuno possa consultarli nuovamente e possa trarre i dovuti spunti senza farsi condizionare da ingiustificate ed immotivate emotività di carattere personale.
Fabrizio Fusi
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